Fragile.  agg. dal lat. fragilis di frangere, rompere

Fissare un momento nella memoria è di per sé un'azione forte quanto densa di fragilità. Il ricordo, un concetto vulnerabile al passare del tempo, sembra poter essere reso eterno solo dalla volontà o dalla casualità della fotografia. Tuttavia, la forza di quest'arte consiste nella sua funzione di testimonianza del reale passato; il suo scopo verte sul tempo, non sull'oggetto: cogliere il dato fattuale, attestandone – in quanto traccia – il suo effettivo esser stato. E' soltanto nella memoria individuale che la percezione dell'oggetto fotografato passa attraverso il filtro del significato e, dischiudendosi al suo fruitore primo, diventa ricordo.

Nel trittico, la foto in positivo al centro è affiancata da due immagini che rappresentano perfettamente la fragilità della fotografia: a sinistra, un negativo degli inizi del XX secolo sviluppato su lastra di vetro (tangibile); a destra, l'odierna pratica di conservazione dei ricordi, la scheda madre di un computer (intangibile).

Cambia il metodo, ma non la necessità di sottrarre, allo scorrere del tempo, le immagini, la cui essenza impalpabile e precaria, oggi, sembra ancora più manifesta: i documenti conservati in forma digitale - infatti - risentono della natura effimera e in continuo movimento del mondo piatto della rete; la loro provvisorietà e la difficoltà nello stabilirne la provenienza hanno reso ancora più impervio il cammino dei nostri ricordi. (Contenuti a cura di Angelica Falcone)

 

Dimensioni 27x23x6 cm cadauna

Anno di realizzazione 2014

Tecnica: negativo su lastra di vetro retroilluminato, stampa su carta baritata, scheda madre

 

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